
Perché?
Partiamo dal presupposto che in me il fuoco dell’arte non arde da tempo immemore.
Nasco in quella sottocultura che rifiutava la staticità della massa, una sottocultura che mi aveva allevato, che mi aveva nutrito con videogiochi, telefilm, musica alternativa e fumetti, questo sino al giorno in cui tutto questo calderone prese forma in un tratto, un tratto che partì dalla punta della matita e arrivò alla mia mano, in quel momento io divenni parte di quella sottocultura.
Io disegnavo.
Ma non solo.
Io raccontavo storie, inventavo mondi, esploravo universi impossibili.
Nel mentre crebbi, ed iniziai ad affrontare un mondo profondo, conflittuale ed a volte anche ostile, conobbi me stesso.
Iniziai a cercare di capire chi fossi, chi erano gli altri ed il mondo in cui ci muovevamo.
Le immagini della mia infanzia si unirono a questa ricerca, ed i confini si persero; immaginai personaggi che erano finti, ma che erano me, che erano altri, personaggi che vivevano quello che io provavo, un mondo speculare, ma diverso da quello reale, un mondo in cui personaggi immaginati e personaggi reali convivevano, il mio fumetto.
Un giorno un'amica mi diede un pennello e mi chiese di trasformare il tratto di matita in una pennellata di colore.
Scoprii il pigmento, il legno, la tela, scoprii che potevo raccontare tutto quello che sentivo con un solo pannello, con una sola tavola, con un solo attimo.
Eviscerare quello che sentivo divenne facilissimo, e così iniziai a dipingere il mondo che esisteva dentro me.
Quindi, perché?
Perché lo posso fare.